Campo di grano con volo di corvi

Questa è stata, con molta probabilità, l'ultima
tela dipinta da Van Gogh. Dopo pochi giorni, in un campo di grano come quello
rafurato sul quadro, si sparò un colpo di pistola al cuore. È
un artista oramai giunto alla soglia della disperazione interiore quello che
dipinge questo quadro. Ed è una disperazione talmente forte che riesce a
trasurare la visione che il pittore ha innanzi: un campo di grano diviene
una immagine di massima intensità drammatica. Egli stesso, nello
scrivere al fratello, aveva detto: «non ho avuto difficoltà nel cercare
di esprimere la tristezza, la solitudine spinta all'eccesso». Dopo aver dipinto
«I mangiatori di patate», Van Gogh, nel 1886, si recò in Francia senza
più far ritorno in Olanda. A Parigi si era trasferito il fratello Theo
per dirigervi una galleria d'arte ed egli lo raggiunse. Si fermò nella
capitale francese per due anni. Qui conobbe i maggiori pittori del periodo:
Seurat, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Pissarro, Bernard. Da loro egli apprese il
piacere dei colori brillanti che costituiscono uno dei tratti fondamentali
della pittura francese sia impressionista che postimpressionista. Intanto perfezionava
sempre più il suo stile personale. Nelle sue tele compaiono i tipici
soggetti impressionisti. Vedute cittadine, come i Caffé visti di notte, o di
soggetto naturalistico, come i vasi con fiori. Sono anni di relativa
serenità. Dopo due anni di permanenza a Parigi decise di trasferirsi in
Provenza, per conoscere la camna francese. Si stabilì ad Arles. Qui,
dopo la rottura con Gauguin, Van Gogh ebbe la prima seria crisi depressiva.
Dopo il taglio dell'orecchio fu convinto dal dottor Rey a ricoverarsi in una
casa di cura di Saint-Rémy-de-Provence. Qui produsse numerosi capolavori, quali
«La ronda dei prigionieri», o la bellissima serie dei cipressi, che, come
lingue di fuoco si alzano dalla terra verso cieli carichi di
elettricità. Uscito dalla casa di cura nel 1890 si recò
nuovamente a Parigi dal fratello. ½ restò solo pochi giorni. Si diresse
a Auvers-sur-Oise dove lo ebbe in cura il dottor Gachet, di cui Van Gogh ci ha
lasciato un famosissimo ritratto. Qui, Van Gogh dipinse, nel luglio del 1890,
tre tele rafuranti i campi di grano intorno al paese. Domenica 27 luglio, si
diresse verso quegli stessi campi di grano. Aveva con se una pistola con la
quale iniziò a sparare ai corvi che si aggiravano sui campi. E, in un
momento di disperazione, si diresse la pistola al petto sparandosi un colpo al
cuore. Non morì. Riuscì a trascinarsi fino al Café Revoux dove
era a pensione. Il dottor Gachet, dopo averlo visitato, si rese conto della
impossibilità di estrargli la pallottola dal cuore. Mandò a
chiamare il fratello che giunse nel paese il giorno dopo. Vincent trascorse la
giornata tranquillo, fumando la pipa e parlando con il fratello Theo. La sera
Theo si stese di fianco al fratello. All'una e mezzo del mattino Vincent
morì. Aveva trentasette anni. «Il campo di grano con volo di corvi»
è un paesaggio interiore. Un paesaggio fatto di solitudine e
disperazione. In questa tela vi è racchiusa non solo la tragica
esistenza del pittore ma tutta la sua vibrante tecnica esecutiva. Il quadro è
realizzato con pochi colori fondamentali. Su una preparazione rossa, traccia
dei segni gialli per indicare il grano, altri segni verdi e rossi per indicare
le strade che attraversano i campi. Il cielo è di un blu cobalto cupo ed
innaturale. Un cielo pesante ed oppressivo. Pochi tratteggi neri rafurano un
volo di corvi. La loro è una presenza inquietante. Il tutto è
realizzato con una mirabile sintesi di colore, materia, gesto, segno, portati
ad un livello massimo di esplosione drammatica. «Il campo di grano con volo di
corvi» è la più grande sinfonia coloristica mai realizzata sul
dolore di vivere.