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Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
E' morta: s'è udito l'ultimo rombo
Sul cuore del Naviglio. E l'usignolo
È caduto dall'antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.
Salvatore Quasimodo.
PARAFRASI:
Inutilmente scavi tra le macerie,
mano di chi è sopravvissuto, la città è distrutta .
E' distrutta: è caduta l'ultima bomba
nel centro della città. E l'usignolo
è caduto dall'antenna che si trovava sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i sopravvissuti non hanno più sete.
Non spostate i morti così dilaniati e gonfi:
lasciali in pace nella terra delle loro case dove giacciono:
La città è distrutta, è distrutta.
Bergomi Denny.
COMMENTO:
Quasimodo dà voce ai bombardamenti che portano la devastazione della città e l'uccisione di civili innocenti non facendo distinzioni per età e sesso. Descrive la sofferenza dei sopravvissuti che tra le macerie cercano invano oggetti perduti o persone care disperse.
La bomba non fa distinzioni, arrivando a colpire anche nella sacrità di un convento, interrompendo così il canto di un usignolo al tramonto; così facendo sembra fin che sia stato spazzato via l'ultimo barlume 1 di speranza.
L'idea del ritorno al quotidiano è lontana sciacciata dalla morta che opprime il cuore, anche i bisogni più elementari non vengono più avvertiti a causa della disperazione che regna.
Non vi è luogo, dal centro alla periferia, che non sia martoriato dalla guerra, non vi è pace nella visione di corpi dilaniati e allora, come in una timida richiesta s'invoca la tranquillità per coloro che più non hanno vita.
POETA:
Quasimodo, Salvatore (Modica, Ragusa 1901 - Napoli 1968), poeta, traduttore e critico italiano, esponente di spicco del movimento ermetico. Cominciò a scrivere versi giovanissimo, all'età di quindici anni. A causa dei continui spostamenti di residenza della famiglia e poi dell'esigenza di guadagnarsi da vivere, la sua formazione fu essenzialmente di autodidatta. ura importante della giovinezza fu monsignor Rampolla del Tindaro, che gli insegnò il greco e il latino.
Negli anni Trenta si stabilì a Firenze, presso il cognato Elio Vittorini. Dopo altri viaggi fu assunto dal settimanale 'Tempo', quindi insegnò al Conservatorio di Milano. Con "Erato" e "Apollion" (1936), la sua fama di poeta crebbe progressivamente, e i premi letterari si moltiplicarono, fino al conferimento del Nobel nel 1959. Molto importanti sono le traduzioni raccolte nel volume Lirici greci ,in cui la sua vocazione alla semplicità e all'eleganza trova nei testi antichi il luogo ideale in cui esercitarsi. A queste sarebbero poi seguite, tra le altre, le traduzioni di Omero, Virgilio e Catullo, ma anche Neruda. La produzione critica include un saggio sulla funzione politica del poeta, una serie di scritti sul teatro apparsi originariamente in 'Il Tempo' e poi parzialmente raccolti in volume nel 1961.
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